Curiosità

Come inciderà il Super Ecobonus 110% sulla riqualificazione energetica

Redazione / 12 Febbraio 2021

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Il rapporto, a cura del Servizio Studi e del CRESME, analizza l’andamento della riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, l’impatto che le misure di incentivazione hanno avuto dal 2010 ad oggi e, in particolare, il peso che avranno in futuro grazie anche al Super Ecobonus 110%.

Come procede la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano?

Dal Rapporto per il 2020 “Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione“, a cura del Servizio Studi e del CRESME emergono numeri interessanti sui progressi fatti negli ultimi anni ma soprattutto sugli scenari futuri.

Il 60% del parco edilizio nazionale è stato costruito prima del 1980 (ben 7,2 milioni), al contempo la costruzione del nuovo è passata dai 200.000 annui degli anni ‘60 ai 30.000 tra il 2011 e il 2019.

Quello attuale è dunque un patrimonio edilizio datato rispetto alle odierne esigenze abitative e incapace di soddisfare le nuove performance richieste dalla normativa e, in molti casi, debole sul fronte della messa in sicurezza antisismica. Questo andamento ha portato, in maniera naturale, a un forte incremento degli interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria, che hanno rappresentato nel 2019 ben il 73,1% del valore della produzione dell’intero settore, generando 93,5 miliardi di euro di valore, contro i 45,6 miliardi di euro delle nuove costruzioni.

A rendere questi investimenti sempre più convenienti ed interessanti ha certamente contribuito la macchina d’incentivazione promossa dalla Stato, che, nel corso degli anni, è andata sempre più a consolidarsi e che oggi potrebbe vedere la massima esplosione grazie al Super Ecobonus 110%.

In questo articolo analizzeremo, attraverso il rapporto del Servizio Studi e del CRESME, in quale misura hanno inciso le agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio dal 2010 al 2019, con un particolare focus agli scenari futuri.

Patrimonio edilizio italiano, la situazione attuale

Come accennato sopra, dal Rapporto per il 2020 “Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione“, emerge la significativa età del nostro patrimonio edilizio.

Quasi 12,5 milioni di edifici, dei quali 9,1 milioni, pari oltre al 73% del totale, risalgono a prima del 1980, vantando quindi più di 40 anni di età.

Sono invece 7,2 milioni, pari il 51% del totale, gli edifici che hanno più di 50 anni.

Questi edifici non rispondono alle richieste imposte dall’attuale normativa e non soddisfano le nuove esigenze abitative, inoltre il deperimento funzionale dell’edificio può generare vere e proprie situazioni di disagio abitativo.

Questa inefficienza limita le persone che abitano questi ambienti e, più in generale, il Paese stesso.

In Italia, infatti, 3 edifici su 4 sono inefficienti. Considerato che il 40% del consumo energetico finale deriva proprio dagli edifici, quanta energia sprechiamo?

Agendo sull’isolamento termico degli edifici, sulla sostituzione degli impianti per la produzione di energia, sull’installazione di dispositivi efficienti e sui sistemi di building automation si ottengono considerevoli risparmi, in quale misura?

Le potenzialità variano da caso a caso, in base alla collocazione geografica, all’epoca di costruzione dell’edificio, alla tipologia costruttiva e agli impianti installati.

Generalmente possiamo affermare che gli interventi di isolamento termico possono apportare risparmi che variano dal 30 al 50%, l’installazione di caldaia a condensazione in classe energetica A può apportare circa il 20% di risparmio, la sostituzione degli infissi circa il 10% e impianti efficienti circa 10-15% (fonte Guida alla ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici-ENEA).

Gli interventi più comuni sono la realizzazione del cappotto (isolamento termico) assieme alla sostituzione dell’impianto di climatizzazione (invernale/estivo), che possono generare fino al 75% di risparmio energetico.

Le potenzialità degli interventi di efficientamento energetico sono dunque enormi, ma occorrono conoscenze specifiche in materia per comprendere la convenienza economica in relazione ai costi da sostenere.

Per combattere questa criticità sono stati disposti negli anni vari meccanismi di detrazione fiscale, pensati e resi disponibili per rispondere a esigenze diverse e che possono essere utilizzati singolarmente o abbinati tra loro.

Detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica

Le prime norme che hanno introdotto l’agevolazione fiscale per la riqualificazione energetica degli edifici compaiono con la legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006, articolo 1, commi da 344 a 349) e consistono nel riconoscimento di detrazioni d’imposta per le spese sostenute, da ripartire in 10 rate annuali di pari importo.

Negli anni la normativa ha subito più modifiche, in particolare per quanto concerne le aliquote e le tipologie di interventi ammissibili.

La prima versione prevedeva una detrazione d’imposta IRPEF/IRES per il 55% delle spese sostenute per alcune tipologie di interventi volti alla riqualificazione energetica, quali l’isolamento termico dell’edificio, l’aumento dell’efficienza degli impianti presenti, l’efficientamento delle strutture opache e trasparenti dell’edificio (murature, solai, coperture, serramenti), l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda e la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione.

L’articolo 4, comma 4, del D.L. n. 201 del 2011 ha poi incluso fra le spese agevolate anche quelle per interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria.

Con il D.L n 63 del 2014 (articolo 14) è invece arrivato il potenziamento dell’aliquota al 65% e, per quanto riguarda gli interventi a parti comuni degli edifici o che interessino tutte le unità immobiliari del singolo condominio, è stato introdotto il monitoraggio e la valutazione del risparmio energetico conseguito.

La legge di stabilità 2015, nel prorogare l’aliquota del 65% per gli interventi di efficienza energetica, inclusi quelli riguardanti le parti comuni in edifici condominiali, ha introdotto due ulteriori tipologie di lavori: l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari e l’installazione di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.

La legge di stabilità 2016 ha prorogato quanto sopra e introdotto l’estensione di ulteriori spese agevolabili: l’acquisto e la messa in opera di dispositivi per il controllo da remoto di impianti di climatizzazione e per la produzione di acqua calda sanitaria.

Inoltre, ha disposto la possibilità, per i soggetti che si trovano nella no tax area (ovvero pensionati, lavoratori dipendenti e autonomi incipienti), di cedere la detrazione fiscale loro spettante ai fornitori dei lavori.

La legge di bilancio 2017 ha prorogato l’aliquota al 65% per gli interventi riguardanti le singole unità immobiliari. Mentre per i lavori che riguardano le parti comuni degli edifici condominiali, con un’incidenza maggiore del 25%, l’aliquota è stata potenziata al 70% e al 75% per gli interventi finalizzati a migliorare le prestazioni invernali ed estive conseguendo determinati standard.

Per tali lavori i condomini possono cedere le detrazioni ai fornitori, nonché a soggetti privati.

La legge di bilancio 2019, nel prorogare l’aliquota al 65% per le spese relative agli interventi di efficienza energetica degli edifici, ha previsto l’agevolazione anche per acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione degli impianti esistenti.

Infine, la legge di bilancio 2020 ha previsto la riduzione dell’aliquota al 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio 2019 per l’efficientamento di infissi, schermature solari e sostituzioni di impianti di riscaldamento con caldaia a condensazione almeno di classe energetica A, escludendo invece dalla detrazione le caldaie con classe di efficienza inferiore.

Inoltre, ha esteso il 65% per gli Interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione con sistemi evoluti, impianti dotati di sistemi ibridi, o per i generatori d’aria calda a condensazione e prorogato il 50% per l’installazione di impianti di climatizzazione invernale alimentati da biomasse combustibili.

In generale, dalle stime elaborate dal CRESME nel documento, emerge che gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica hanno interessato dal 1998 al 2020, oltre 21 milioni di interventi. In ventidue anni le misure di incentivazione fiscale hanno attivato investimenti pari a oltre 346 miliardi di euro.

L’impatto dell’emergenza sanitaria e le prospettive del Super Ecobonus 110%

Arriviamo quindi al 2020, un anno molto particolare a causa della gravissima emergenza Covid-19.

L’economia ha subito una forte battuta d’arresto, settore delle costruzioni compreso, così lo Stato ha deciso di dare una poderosa spinta attraverso il Super Ecobonus 110%.

Introdotto con l’articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020, incentiva nella misura del 110%, le spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica e sismica a partire dal 1° luglio 2020.

Gli interventi ammessi al 110% sono i cosiddetti trainanti, ovvero l’isolamento termico dell’edificio e l’efficientamento del sistema di climatizzazione invernale centralizzato. A queste tipologie si aggiungono altri interventi (come l’installazione di impianti fotovoltaici, la sostituzione degli infissi, eccetera), a condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno un intervento trainante e che complessivamente, la riqualificazione porti al miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio.

Approfondisci gli interventi ammessi

La detrazione è ripartita in 5 quote annuali di pari importo, anziché 10 come le precedenti versioni di agevolazione fiscale, inoltre l’art. 121 ha introdotto la possibilità, per il contribuente, di cedere il proprio credito d’imposta a terzi o di richiedere lo sconto in fattura al fornitore.

Approfondisci le soluzioni

Per quanto concerne l’impatto che il Super Ecobonus 110% avrà sul settore, il CRESME ha osservato tutti i fattori: modifiche alle aliquote, modifiche degli interventi incentivati e le caratteristiche dei soggetti titolari degli immobili.

Nonostante questo nuovo incentivo assicuri grandi vantaggi il CRESME ha analizzato anche alcune criticità, come quella rappresentata dalla burocrazia necessaria.

Inoltre, gli interventi incentivati dal Super Ecobonus 110% racchiudono complessità maggiori rispetto al rifacimento di sole finiture o di opere murarie interne e, di conseguenza, la stessa fase di progettazione sarà più lunga ed impegnativa.

Tenuto conto di tutto ciò, il rapporto ha elaborato una prima stima sugli importi aggiuntivi di 2.421 milioni di euro, tutti nel 2021, e, nell’ipotesi di un prolungamento dei benefici a tutto il 2022, di 8.069 milioni di euro, dei quali 1.614 nel 2021 e 6.455 nel 2022.

Inoltre, ha riportato quanto stimato dall’ANCE (Associazione Nazionale dei Costruttori), ovvero che i potenziali benefici economici del Super Ecobonus 110% saranno pari a 6 miliardi di euro di investimenti nella riqualificazione energetica e di 21 miliardi di euro di ricadute sull’economia del 2021.

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